Mamma con bambino che piange

Senti chi…piange!

Negli anni novanta uscì nelle sale cinematrografiche una pellicola il cui titolo era “Senti chi parla” dove un bimbo  magistralmente doppiato, mostrava a tutti sin dai primi giorni, il mondo dei grandi visto dal basso e viceversa e di come spesso, gli adulti non siano capaci di ascoltare e capire il loro linguaggio, che non è ancora non essendo parlato come il nostro, viene male interpretano o completamente ignoarto il vero messaggio che essi nascondono.

Il pianto è lo strumento di comunicazione dei bambini

Il primo vero  strumento di comunicazione che essi hanno a diposizione, e adottano da subito da appena nati, è il pianto, che associato ai movimeti del corpo hanno un vero e proprio “codice”. Imparare fin da subito a riconoscere i vari titpi di pianto è importante pere saper venire incontro ai bisogni del piccolo.
Immaginate di aver affrontato un luuungo viaggio, e finalmente arrivate stanchi e spaesati nel grande resort, (il bimbo è a casa) l’accoglienza è fantastica, c’è solo un problema, ogni volta che chiedete dove è la vostra stanza (pianto ) appare il metre di sala che vi mette un piatto di aragosta davanti e vi obbliga a mangiare (la tetta o qualsisi altra soluzione ciuccio), e siccome rifiutate,(piange ancora) allora arriva il capo animatore (papà) che vi strattona per fare giochi improbabili, vi infastidite e quindi cercate di farvi sentire alzando un pò il tono, (il pianto si fa un pò più intenso)ma a quel punto arrivano tutta la banda in festa che vi solleva sbaciucchia, fruga in parti che nemmeno voi sapete ancora di avere, e fanno un grande frastuono, oltrettutto utilizzano dei profumi che vi danno pure fastidio, a questo punto non vi rimane che fare un gesto plateale  e gridare BBBBBAAAASTAAAAAAAA! (il pianto è ormai incontenibile).

Da quando arrivano quindi, sulla terra, i neonati, vengono costantemnete bombardati di stimoli e sollecitazioni sconosciute, da parte di chiunque gli graviti intorno, da mamma e papà sino alle terze e lontane generazioni, e tutti con il medesimo nobile e comune intento di rendere felice il piccolo. ma è importante sapere che dietro al pianto di un neonato almeno nei primi mesi di vita, non si nasconde alcuna tristezza, ne la volontà di creare disturbo o fastidio. Sentimenti quali rabbia, gioia, tristezza, si creano nel tempo vivendo le dovute esperienze, all’inizio il pianto nasconde in realtà semplici e più arcaiche motivazioni legate appunto agli unici bisogni che esso ha.

Il pianto di un neonato sano quindi cosa può significare?

  • Fame
  • Stanchezza
  • Iperstimolazione
  • Neccesità di un nuovo ambiente (a volte basta anche solo cambiare stanza per bloccare il pinato)
  • mal di pancia
  • Disagio o malessere dalla posizione
  • Caldo
  • Freddo
  • Bisogno del contatto fisico

In questi casi il pianto è da considerasi fisiologico, e non deve destare  nessun particolare allarmismo.
Ricordatevi, che nessun bimbo è mai morto per aver pianto qualche secondo in più e non scordate sopratutto che  i bimbi sono dei piccoli magneti per quanto riguarda le emozioni degli adulti che li circondano. piuttosto che farvi prendere da ansia e paure, uscite dalla stanza, fate un bel respiro analizzate la situazione e poi riprendete con piglio decisola vostra tabella di marcia. Non scordate mai che tutti davanti al pianto di un bambino perdiamo di obbiettività, tanto più se è nostro figlio. Quindi se vostro figlio piange, voi non siete affatto dei cattivi genitori, e se qualcuno, vi dovesse mai insinuare tale cattivo pensiero, non dategli retta. Siate consapevoli che questi sono finti ideali, informatevi, leggete e decidete con ferma decisone quale sia il metodo che volete seguire e non lasciate che il mondo esterno si intrometta fra voi e il vostro bambino. Sentitevi liberi e consapevoli di seguire la vostra guida interiore, ma in altrettanto modo date agli altri la posssibiltà di poterlo fare e di poter “sbagliare a modo loro”. Quindi se voi riconoscete un pianto di fame, e papà insiste che è caldo, fatelo provare, e poi invece di arrabiarvi  insegnategli a riconoscere la differenza dalla fame  e dal caldo..insieme, uniti.
Ogni qualvolta il vostro bimbo piange,vi suggeriamo di affrontare il momento per step. non occorre che vi precipitiate sul picccolo per prenderlo subito in braccio. Il pianto è la sua unica forma di espressione e di affermazione, prima ancora che svilupino il linguaggio verbale, attraverso il pianto i neonaati imparano a chiedere ciò di cui hanno bisogno e di conseguenza a relazionarsi con gli altri. se voi anticipate questa sua espressività, ignorando le varie richieste, per esempio dandogli il ciucccio immediatamente, incosapevolmte lo state rendendo muto, poichè a qualsiasi richiesta la vostra risposta sarà sbagliata, o peggio murata. Ora, pensate se ogni volta che aprite bocca, qualcuno vi ficcasse un calzino o un toast in bocca, dopo quanto pensate di entrare nello sciopero della parola?

Cosa fare quando il mio bambino piange?

Fermatevi: non entrate in panico, lui vi sta parlando. siate obbiettivi, respirate ed ascoltatelo.
Ascoltate: sono diversi i tipi di p ma nomianto a seconda delle varie esigenze. se ascoltate, vi sarà chiaro fin da subito ciò che vi sta dicendo.
Osservate: il pianto si accompagna sempre ai movimenti del corpo, ma non solo osservate tutto ciò che gli ruota imtorno, qualsisi cosa si possa essere modificata  e abbia innescato la richiesta; a volte anche una semplice etichetta che sfiora la gambetta, può farli piangere!
Qual’è il problema: fate la somma dei vari elementi raccolti, aggiungete altre variabili, come in quale parte della giornata vi trovate, se c’è una ciclicità nell’evento, oppure se ci sono stati per sempio dei progressi importanti nel suo sviluppo psico motorio e quindi che il pianto sia riconducibile ad un cosidetto  scatto di crescita”.
Se abbiamo però vagliato ogni possibiltà e il bimbo piange ancora, quali sono i campanelli d’allarme che ci devono far preoccupare?

  1. Il pianto si protrae per oltre due ore in soggetti solitamente calmi e sereni
  2. In al forte pianto abbiamo:
  • Febbre
  • Diarrea
  • Vomiti
  • Colorito blu
  • Forte pallore
  • Segni sul corpo insoliti o mai notati
  • Assenza totale del pianto
  • Pianto debolissimo impercettibile come un miagolio.
  • Convulsioni

Qualora ci fossero dei segnali che vi mettono in allerta, non esistate a chiamre il pediatra o qualsiasi figura medica competente, che vi aiuti a risolvere l’emergenza.
Prima di chiudere però vorremo dirvi un’ultima cosa, che può sembrare banale, e quasi scontata, ma non lo è affatto.”Rispettate il ritmo del vostro bambino, sempre”, avete individuato il suo problema, ora dovete porre rimedio. Avvicinatevi a lui con calma, gentilezza e sorridenti, infondete in lui sicurezza e calma, avvisatelo sempre, di ciò che accadrà “ora ti cambio il pannolino, e poi laviamo quel sederino” e quando avete finito rassicuratelo sempre con frasi come “ecco qui! fatto ora sono sicura starai meglio!” le basi del rispetto reciproco si pongono fin da ora, inoltre insegnerete al vostro bambino che il suo corpo e la sua persona, debbano essere toccati sempre e solo dopo essere debitamente autorizzati.